Cybercrimes

Marchi d'impresa

Domain Names

Rassegna Stampa

Contributi Multimediali

Note Esplicative e Suggerimenti per la Ricerca

Corte di Giustizia CE, Grande Sezione, 12 luglio 2011

(traduz. tratta da http://curia.europa.eu) Prodotti recanti marchio registrato destinati a mercati extra-UE - Offerta di vendita degli stessi (privi di imballaggio) in un mercato online rivolto ai consumatori UE - Appplicazione al gestore del mercato online dell'art. 14 n. 1) della Dir. 00/31/CE - Effettività, proporzionalità e dissuasività delle ingiunzioni irrogabili dagli organi giurisdizionali degli Stati membri UE in ossequio all'art. 11, terza frase della Dir. 04/48/CE


IUS&WEB | Portale di informazione giuridicamartedì 12 luglio 2011

Massima ed annotazione a cura dell'avv. Dario Galliani

Il caso

La questione verte sulla responsabilità o meno del gestore di un mercato ^on line^ rispetto alle vendite effettuate dai propri inserzionisti, con particolare riferimento alla violazione dei diritti di marchio altrui.

Le società coinvolte nella vertenza sono, da in lato, L'Oréal SA, nonché le sue controllate Lancôme parfums et beauté & Cie SNC, LaboratoireGarnier & Cie e L'Oréal (UK) Ltd e, dall'altro, tre controllate della eBay Inc., vale a dire la eBay International AG, la eBay Europe SARL e la eBay (UK) Ltd.

Diverse ed importanti, nel caso di specie, risultano essere le questioni giuridiche affrontate dalla Grande Sezione della Corte di Giustizia CE (tra cui l'identità di parole chiave e marchi altrui utilizzate per il posizionamento su internet, oggetto già della propria precedente decisione del 23 marzo 2010 - Google vs. Louis Vuitton), che su di esse così ha statuito:

1) Allorché prodotti che si trovano in uno Stato terzo – recanti un marchio registrato in uno Stato membro dell'Unione o un marchio comunitario e non commercializzati precedentemente nello Spazio economico europeo o, nel caso di marchio comunitario, non commercializzati precedentemente nell'Unione – sono venduti da un operatore economico, attraverso un mercato online e senza il consenso del titolare di detto marchio, ad un consumatore che si trova nel territorio per il quale il marchio di cui trattasi è stato registrato o sono oggetto di un'offerta in vendita o di pubblicità in un mercato siffatto destinata a consumatori che si trovino nel suddetto territorio, il titolare del marchio può opporsi alla vendita, all'offerta o alla pubblicità summenzionate in forza delle norme di cui all'art. 5 della prima direttiva del Consiglio 21 dicembre 1988, 89/104/CEE, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri in materia di marchi d'impresa, come modificata dall'Accordo sullo Spazio economico europeo del 12 maggio 1992 o all'art. 9 del regolamento (CE) del Consiglio 20 dicembre 1993, n. 40/94, sul marchio comunitario. È compito dei giudici nazionali valutare caso per caso se sussistano elementi pertinenti per concludere che un'offerta in vendita o una pubblicità che compare in un mercato online accessibile in detto territorio sia destinata a consumatori che si trovano in quest'ultimo.
2) La fornitura da parte del titolare di un marchio ai propri distributori autorizzati di articoli recanti tale marchio, destinati alla dimostrazione ai consumatori nei punti vendita autorizzati, nonché di flaconi recanti detto marchio, dai quali possono essere prelevate piccole quantità di prodotto da fornire ai consumatori quali campioni gratuiti, non costituisce, in mancanza di elementi probatori contrari, un'immissione in commercio ai sensi della direttiva 89/104 o del regolamento n. 40/94.
3) L'art. 5 della direttiva 89/104 e l'art. 9 del regolamento n. 40/94 devono essere interpretati nel senso che il titolare di un marchio può, in forza del diritto esclusivo conferitogli da quest'ultimo, opporsi alla rivendita di prodotti, quali quelli di cui trattasi nella causa principale, per il fatto che il rivenditore ha eliminato l'imballaggio di tali prodotti, qualora in conseguenza della rimozione di tale imballaggio informazioni essenziali, come quelle relative all'identificazione del produttore o del responsabile dell'immissione in commercio del prodotto cosmetico, risultino mancanti. Nel caso in cui la rimozione dell'imballaggio non abbia condotto a siffatta mancanza di informazioni, il titolare del marchio può nondimeno opporsi a che un profumo o un prodotto cosmetico contrassegnato dal marchio di cui è titolare sia rivenduto privato dell'imballaggio, laddove dimostri che la rimozione dell'imballaggio ha arrecato pregiudizio all'immagine del prodotto in questione e quindi alla reputazione del marchio.
4) L'art. 5, n. 1, lett. a), della direttiva 89/104 e l'art. 9, n. 1, lett. a), del regolamento n. 40/94 devono essere interpretati nel senso che il titolare di un marchio può vietare al gestore di un mercato online di fare pubblicità – partendo da una parola chiave identica a tale marchio selezionata da tale gestore nell'ambito di un servizio di posizionamento su Internet – ai prodotti recanti detto marchio messi in vendita nel suddetto mercato, qualora siffatta pubblicità non consenta, o consenta soltanto difficilmente, all'utente di Internet normalmente informato e ragionevolmente attento di sapere se tali prodotti o servizi provengano dal titolare del marchio o da un'impresa economicamente collegata a quest'ultimo oppure, al contrario, da un terzo.

5) Il gestore di un mercato online non fa «uso», ai sensi dell'art. 5 della direttiva 89/104 e dell'art. 9 del regolamento n. 40/94, dei segni identici o simili a marchi che figurano in offerte in vendita che compaiono sul suo sito.
6) L'art. 14, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 8 giugno 2000, 2000/31/CE, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno («direttiva sul commercio elettronico»), deve essere interpretato nel senso che esso si applica al gestore di un mercato online qualora non abbia svolto un ruolo attivo che gli permette di avere conoscenza o controllo circa i dati memorizzati.
Detto gestore svolge un ruolo attivo siffatto allorché presta un'assistenza che consiste in particolare nell'ottimizzare la presentazione delle offerte in vendita di cui trattasi o nel promuoverle.
Quando non ha svolto un ruolo attivo nel senso indicato al comma precedente e dunque la sua prestazione di servizio rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 14, n. 1, della direttiva 2000/31, il gestore di un mercato online, in una causa che può comportare una condanna al pagamento di un risarcimento dei danni, non può tuttavia avvalersi dell'esonero dalla responsabilità previsto nella suddetta disposizione qualora sia stato al corrente di fatti o circostanze in base ai quali un operatore diligente avrebbe dovuto constatare l'illiceità delle offerte in vendita di cui trattasi e, nell'ipotesi in cui ne sia stato al corrente, non abbia prontamente agito conformemente al n. 1, lett. b), del suddetto art. 14.

7) L'art. 11, terza frase, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 29 aprile 2004, 2004/48/CE, sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, deve essere interpretato nel senso che esso impone agli Stati membri di far sì che gli organi giurisdizionali nazionali competenti in materia di tutela dei diritti di proprietà intellettuale possano ingiungere al gestore di un mercato online di adottare provvedimenti che contribuiscano non solo a far cessare le violazioni di tali diritti ad opera degli utenti di detto mercato, ma anche a prevenire nuove violazioni della stessa natura. Tali ingiunzioni devono essere effettive, proporzionate, dissuasive e non devono creare ostacoli al commercio legittimo.

Una decisione che chiarisce il discrimine tra la ^terzietà^ del soggetto gestore di un mercato online, con ogni conseguente assenza di responsabilità in capo al medesimo per l'eventuale violazione dei diritti di privativa e l'opposta situazione in cui ^detto gestore svolge un ruolo attivo siffatto allorché presta un'assistenza che consiste in particolare nell'ottimizzare la presentazione delle offerte in vendita di cui trattasi o nel promuoverle^.

Il vantaggio economico tratto dal gestore del mercato online, qualora derivi da servizi offerti ai propri inserzionisti, quali la promozione e/o l'ottimizzazione della presentazione delle offerte, costituisce un corretto parametro per stabilire l'eventuale responsabilità del gestore nella violazione dei diritti di marchio, non esclusa peraltro anche in caso di mancata negligente constatazione da parte di quest'ultimo dell'illiceità delle offerte in vendita.

Trattasi, a mio avviso, di una decisione che, pur nella sua complessità, traccia importanti quanto semplici linee interpretative, in delicato equilibrio tra i vari interessi in gioco, senza alcun intento punitivo, ma bensì in un'ottica di responsabilizzazione degli operatori economici online rispetto alla diligenza del proprio operato.

FAMIGLIE: Marchi d'impresa, Giurisprudenza Europea, 2000-2050

Condividi su Facebook
Corte di Giustizia CE, Grande Sezione, 12 luglio 2011
Inserisci il tuo indirizzo email per
ricevere la Newsletter di Ius&Web
CATEGORIE
IUS&WEB | Portale di informazione giuridica

Anno di Pubblicazione

IUS&WEB | Portale di informazione giuridica

Contributi multimediali

ARTICOLI RECENTI
Homepage|Cybercrimes|Marchi d'Impresa|Domain Names|Rassegna Stampa|Contributi Multimediali|Chi Siamo|Note Esplicative|Note Legali
Valid HTML 4.01 Strict Valid CSS
In property of: Avv. Dario Galliani | All Rights Reserved by IUS&WEB
Sito segnalato all'Ordine degli Avvocati di Como così come previsto dal Codice Deontologico Forense
1053